Smart Working – lavorare da casa in gravidanza e maternità


Smart Working lavorare da casa in maternità e gravidanza

Smart Working lavorare da casa in maternità e gravidanza

 

 

Tutti i vantaggi di lavorare da casa in gravidanza e maternità con la formula Smart Working

 

Gravidanza e maternità, da sempre rappresentano un punto di debolezza per le donne, nel settore del lavoro.

Gli impegni della donna con la famiglia, fanno un po’ paura ai datori di lavoro, e anche se siamo nel terzo millennio, la donna gioca sempre un ruolo fondamentale della gestione ed organizzazione della famiglia, tanto che proprio per questo motivo, il tasso di occupazione del genere femminile, è inferiore rispetto a quello maschile.
E anche se negli ultimi anni c’è stata una crescita del 22,2% per l’occupazione femminile, siamo ancora lontani, in Italia, dall’avere un’equa distribuzione di genere della forza lavoro.
E oltre ai problemi di tipo pratico e organizzativo per la vita familiare, figli, gestione degli anziani, la donna si trova sempre in svantaggio per quanto riguarda le possibilità di carriera, rispetto ai colleghi maschi. In qualche modo, le possibilità della donna di procreare, chiudono o limitano ancora le possibilità di crescita professionale.

E proprio la disparità di trattamento, e le maggiori difficoltà incontrate dalle donne che vogliono fare carriera, influenzano considerevolmente anche l’età nella quale si fanno figli: in Italia la percentuale di gravidanze dopo i 35 anni è pari al 34,7%. E se inizialmente sembrava logico pensare che questo fosse da ricollegare ad un fattore di instabilità del contratto di lavoro, o addirittura la mancanza di un lavoro, la ricerca effettuata della Sapienza Università di Roma smentisce l’ipotesi, attribuendo invece il fenomeno delle maternità tardive a scelte in funzione della carriera. Proprio così! Infatti il 99,2% del campione di donne intervistate, e tutte titolari di un contratto di lavoro stabile, riferiscono che la scelta di una gravidanza tardiva è stata maturata per la paura di perdere possibilità e competitività sul posto di lavoro.

Altri dati allarmanti per l’Italia, quelli che rivelano che solo il 59% delle lavoratrici dopo il primo figlio, continua a lavorare.
Pensiamo ad esempio,  che Germania e Svezia mostrano una percentuale di rispettivamente 74% e 81%.
Analisi dunque, che mettono in luce distanze ancora enormi, tra il mondo del lavoro e la maternità.
Perché se da un lato possiamo trovare datori di lavoro ben disposti ad assumere e responsabilizzare personale femminile, dall’altro esistono ancora aziende che dimostrano chiaramente preferenze verso il genere maschile. Ma non solo, i fatti evidenziano che per molte donne, la gestione della prole diventa inconciliabile con gli impegni lavorativi, quindi, dove non arriva la poca disponibilità del datore di lavoro, arrivano le difficoltà organizzative tra vita lavorativa ed impegni familiari, a tarpare le ali al genere femminile.

Non si dunque ancora trovata una strada adeguata che possa consentire alle imprese di portare avanti ruoli importanti anche per le donne, senza dover necessariamente subire dei “traumi” causati da eventuali maternità, e di poter mettere a proprio agio ed agevolare le donne, alle prese con la gestione di famiglia e lavoro.

Oggi come oggi, parliamoci chiaro: una maternità ad un’azienda costa parecchio, in termini monetari,in termini di resa, in termini di tempo.
Pensiamo infatti che quando una donna va in maternità obbligatoria (5 mesi in totale), l’80% dello stipendio viene corrisposto dall’Inps, ma il datore di lavoro è comunque tenuto a corrispondere, anche per quei mesi di astensione obbligatoria, tredicesima e ferie, che maturano in egual misura agli altri dipendenti in servizio.
Ma a prescindere da questo, che non è poi il punto di massima rilevanza di tutta  la questione maternità, e credo che i datori di lavoro saranno d’accordo, il massimo disagio un’azienda lo vive nel dover sostituire la risorsa con un’altra, alla quale dovrà comunque pagare uno stipendio pieno, corrispondere, tredicesima, ferie, permessi, ed inoltre fornire una formazione adeguata, la qual cosa incide in modo pensante sulla resa e sulla gestione del tempo aziendale. Assumere una nuova persona corrisponde sempre ad un impegno formativo non indifferente per un’azienda.
E quando le gravidanze sono a rischio e totalmente incompatibili con le mansioni lavorative, o coi i luoghi di lavoro, o con gli spostamenti, il periodo di assenza della futura mamma può iniziare anticipatamente e con poco preavviso per il datore di lavoro, che si trova a dover trovare in poco tempo una soluzione per far fronte alla risorsa che viene meno.
E pensiamo poi, che molte volte le neo mamme usufruiscono anche del periodo di astensione facoltativa, della durata di 6 mesi, un periodo di astensione dal lavoro, che può, in alternativa essere richiesto anche dal padre
Che lo richieda la neo mamma o il neo papà, rimane un’assenza pesante per l’azienda.

Ma gli effetti negativi dell’assenza, si ripercuotono anche sul neo genitore, perché rientrare al lavoro dopo mesi di assenza, non è sempre semplice.
Ma per tutte queste problematiche, esiste una soluzione che si chiama flessibilità.

Smart Working e flessibilità per conciliare maternità e lavoro

Innanzi tutto, partiamo dal presupposto che se si prendesse in considerazione un discorso di maggior flessibilità, e la possibilità di poter lavorare da casa, molte lavoratrici in attesa di un bebè, non correrebbero il rischio di dover anticipare il congedo per maternità, a causa di incompatibilità con spostamenti impegnativi (viaggi casa-lavoro) o luoghi di lavoro non idonei per una donna in gravidanza.
Inoltre, i ritmi di lavoro potrebbero essere regolamentati in maniera più flessibile, per venir maggiormente incontro alle nuove esigenze della futura mamma.
Questo vale anche per il periodo post parto. I neonati hanno bisogno di una presenza costante della mamma, e in molti casi anche dopo l’astensione obbligatoria. Consentire dunque alla neo mamma di lavorare da casa in modo flessibile, consentirebbe a molte donne di ricominciare a lavorare a pieno regime, senza dover usufruire dell’astensione facoltativa, e potendo meglio conciliare il nuovo compito di mamma, con gli impegni lavorativi.
Ma le difficoltà dei neo genitori quando arriva un bimbo, sono anche in termini economici, ovvero, la difficoltà molte volte di trovare un posto libero nei nidi statali o comunali, obbliga a prendere in considerazioni soluzioni private molto dispendiose, e non sempre abbordabili.
Per questa ragione, molto spesso, la scelta di restare a casa, seppur pagati al 30%, diventa la soluzione più conveniente per le famiglie, e sicuramente la più sconveniente per il datore di lavoro.

Lo Smart Working è uno strumento che consente di spianare la strada verso una conciliazione tra le esigenze delle dipendenti future o neo mamme, o anche dei neo papà, e quelle del datore di lavoro. Un contributo importante, che porta con se un’alto valore sociale, ma anche pratico.
La scelta di una soluzione di smart working, va a risolvere molti dei problemi che le aziende incontrano, quando una dipendente si assenta per maternità, e molti dei problemi di organizzazione, che vivono le famiglie quando arriva il lieto evento.
Una soluzione che nei paesi del nord, Scandinavia ed Olanda, sono già altamente consolidati, ma che stentano a decollare in Italia, caratterizzata da un background culturale ed imprenditoriale di tutt’altro genere.

Image credit: stockbroker / 123RF Stock Photo

 


Informazioni su Laura Sciacca

Approda nel mondo Web nel 2005, consolidando la sua esperienza come Sales Manager e sviluppando, negli anni successivi, molteplici competenze, tra cui quella di Web Content Manager e Writer Writer. Nel 2012 intraprende un percorso di laurea online in Business Administration Associate, aderendo al progetto di The University of the People, organizzazione no profit nata nel 2009 con lo scopo di diffondere l’istruzione universitaria nel mondo. Cofondatrice di Made in e-Business: progetto a sostegno dell'homework in Italia e della scelta verso le nuove professioni web come stile di vita.

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